Da sempre le pietre sono le regine indiscusse dell’oreficeria, proprio per questo nel tempo sono state sviluppate tecniche e lavorazioni che le diversificano e le valorizzano conferendo loro luminosità e colore, dando luogo a eccezionali giochi di luce.
Di seguito illustreremo alcuni dei più classici e più frequenti tagli di pietre.
Il taglio Baguette
Rettangolare, con la parte superiore piatta, deve il suo nome al tipico filone di pane francese, di cui ricorda la forma allungata. Appartiene alla famiglia dei tagli a gradino, ed è uno dei tagli più tradizionali, in quanto offre alcuni vantaggi non trascurabili: è infatti realizzabile anche con strumenti e tecnologie modesti, e comporta una perdita di peso minore rispetto ad altri tagli.
Inoltre, nel caso in cui si decidesse di montare più pietre insieme, con il taglio a baguette è possibile lasciare meno spazio tra una pietra e l’altra con risultati esteticamente molto gradevoli. Solitamente si applica questo taglio a pietre di piccole dimensioni e, nel gioiello, si trovano spesso usate come contorno ad altre pietre di taglio diverso.
Esistono molte varianti nella proporzione lunghezza/larghezza, ma si ritiene ottimale il rapporto 1,5:1.
Oltre ai diamanti, si usa tagliare a baguette tutte le altre pietre o gemme che presentano questa forma già allo stato grezzo, come è spesso il caso delle tormaline. Una variante di questo taglio è il “taper”, un taglio a baguette che ha forma trapezoidale, con uno dei due lati corti più lungo dell’altro.
Il taglio Cabochon
Il termine cabochon deriva dal francese caboche (testa), che a sua volta deriva dal latino caput.
Il taglio a cabochon somiglia infatti alla sommità di una testa ed è caratterizzato da una o due superfici arrotondate, lucidate ma non sfaccettate. Il fondo della pietra può essere piatto o addirittura concavo allo scopo di dare maggiore luce alla pietra per farne risaltare il colore.
Anelli
Il taglio a cabochon è uno dei tagli più antichi di sempre, si potrebbe dire che risale alla notte dei tempi. Quasi tutte le pietre tagliate dell’antichità erano a cabochon dato che venivano solo arrotondate e levigate. Proprio uno degli oggetti d’oreficeria più famosi dell’Alto Medioevo è ornato da ventidue gemme cabochon: è la Corona Ferrea, conservata nel Duomo di Monza e usata fino al XIX secolo per incoronare il Re d’Italia.
La sorte di questo taglio però non fu sempre felice. Nel XV secolo, infatti, il taglio a cabochon fu letteralmente soppiantato dalla novità del momento, il taglio sfaccettato. Dopo l’oblio tornò in voga negli anni della gioielleria Art Nouveau, quando venne considerato un metodo di tagliare efficace per far risaltare non solo le pietre dure ma anche le gemme colorate, al centro della moda del tempo.
Quasi tutte le pietre si prestano al taglio cabochon, fanno eccezione quelle che rivelano inclusioni o fratture che raggiungono la superfice perché potrebbero spezzarsi al momento del taglio.
Il taglio a Goccia
Derivato dal taglio a brillante, quello a goccia, detto anche a pera, è estremamente diffuso. La parte più brillante della pietra è quella rotonda.
È un taglio sfaccettato e il numero standard di faccette è 71, mentre il rapporto tra lunghezza e larghezza è soggetto al gusto personale. Sono molte le varianti possibili, la più comune è la romantica forma che ricorda una goccia d’acqua o una lacrima, è una via di mezzo tra la forma del taglio brillante e quella della navette, e risulta particolarmente indicata per pendenti e orecchini, ma si vede spesso anche su anelli di fidanzamento e atre tipologie di gioielli.
A goccia è stato tagliato il Cullinan o Stella d’Africa, che fu ricavato dal più grande diamante grezzo mai rinvenuto. È incastonato nello scettro reale britannico, custodito nella torre di Londra.
Il taglio Navette
Navette è un termine francese che significa barchetta. Il taglio a navette ha infatti una forma ovale allungata, con i lati ricurvi che si uniscono alle estremità formando due punte: per questo ricorda una barchetta.
Si ha quindi una zona centrale più grande e molto luminosa, la lucentezza è conferita dalla profondità della pietra che permette alla luce che la attraversa di dar luogo a fenomeni ottici che donano brillantezza.
Anelli di Fidanzamento
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Normalmente la proporzione tra la lunghezza e la profondità di una pietra tagliata a navette è di 2:1, mentre il numero di facce è 57, come nel taglio a brillante da cui deriva.
Questo taglio è molto difficile da realizzare e richiede grande esperienza, soprattutto in considerazione della relativa fragilità delle punte. È noto anche come taglio a marquise perché, secondo la tradizione, fu commissionato al proprio tagliatore personale da Luigi XV di Francia, che voleva un diamante dalla forma perfetta, come la bocca e il sorriso della sua amata, la brillante e affascinante Marquise de Pompadour.





